Tecnologie

Agenzia delle Entrate, circolare n. 18/E del 8 giugno 2017

Impianti di comunicazioni elettroniche nel d.m. n. 28/1998

Dagli interventi del c.d. “sblocca italia” del 2014 ai nuovi orientamenti giurisprudenziali

L'accatastamento di immobili a destinazione speciale e impianti per comunicazioni elettroniche

Obbigo di accatastamento degli impianti per comunicazioni elettroniche nella circolare n. 4/t del 2006

Determinazione della rendita catastale: circolare dell’agenzia del territorio n.6/2012

Dalla sentenza della Suprema Corte n. 24026/2015 alla legge di stabilità 2016

Infrastrutture di reti pubbliche: nuova categoria catastale F/7.

Il decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, "Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni" rappresenta il tentativo del legislatore di riorganizzazione degli obblighi di pubblicazione online in capo alle pubbliche amministrazioni, tra cui i Comuni. Se vasto è il panorama dei soggetti tenuti al rispetto del d.lgs. 33/2013, per alcuni di essi preoccupa, segnatamente per quelli tenuti al maggior numero di pubblicazioni, l'invarianza finanziaria fissata dall'articolo 51.

L’articolo 5, comma 6, del decreto Sviluppo 70/2011 ha imposto agli enti locali di pubblicare sul proprio sito gli “elaborati tecnici allegati alle delibere di adozione o approvazione degli strumenti urbanistici”, a partire dall’11 settembre 2011. Ma pubblicare on line non significa mettere in rete. Contenute modifiche della normativa in questione andrebbero nella direzione dell'universalità dell'accesso alle informazioni delle pubbliche amministrazioni, dichiaratamente perseguita dal Codice della Amministrazione Digitale, oltre che di una tutela effettiva dei cittadini. L'articolo La pubblicazione on line degli elaborati tecnici degli strumenti urbanistici é stato pubblicato il 6 settembre 2011 su webimpossibile.net, dove sono disponibili le note al testo, qui non riportate.

Nel 2007 la Regione Lombardia ha fatto suoi i principi partecipativi fissati dalla convenzione di Århus in tema di valutazione dell'impatto ambientale di scelte di pianificazione territoriale. Questo articolo illustra l’uso inefficace, in alcuni siti lombardi, delle tecnologie adottate dalle amministrazioni locali al fine di dare attuazione alle disposizioni regionali in materia di partecipazione ai processi di valutazione ambientale.

Sintesi dell'intervento a Il codice dell'amministrazione digitale: le tecnologie al servizio del cittadino e della pubblica amministrazione, Villa Cordellina Lombardi, Montecchio Maggiore (VI), 24 novembre 2006.

Articolo a firma di Lorenzo Spallino e Manuela Zanetti, pubblicato su www.webimpossibile.net.

Pur non contenendo un obbligo espresso di accessibilità dei siti internet delle pubbliche amministrazioni, la legge Stanca - legge 9.1.2004, n. 4, "Disposizioni per favorire l'accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici" - prevede un sistema di riscontro dell'accessibilità o, meglio, del rispetto dei requisiti tecnici fissati tramite l'art. 11. Ciò avviene attraverso una ripartizione dei compiti di verifica e di vigilanza tramite enti e procedure determinati, descritti parte nella legge, parte nel Regolamento di attuazione. Questo articolo esamina gli articoli della legge Stanca e del Regolamento di attuazione attraverso i quali il legislatore fissa compiti e contenuti della verifica della accessibilità dei siti internet dei così detti "soggetti erogatori", ossia dei soggetti indicati dall'art. 3 della legge come tenuti alla sua applicazione.

Se l'art. 56 del Codice dell'amministrazione digitale dovesse essere rilasciato senza disposizioni attuative, l’ipotesi di una lacuna normativa incostituzionale uscita ^dalla porta^ rientrerebbe ^dalla finestra^, nel senso che, pur in presenza di una norma quadro che obbliga la pubblica amministrazione all'accessibilità, continuerebbe ad essere assente una disposizione che in concreto commini una qualche sanzione nell’eventualità che un sito internet, discendente o meno da contratto, risulti oggettivamente inaccessibile o non utilizzabile da soggetti con disabilità.

L'articolo esamina una delle previsioni sanzionatorie della legge Stanca sull'accessibilità dei siti internet (l. 9.1.2004 n. 4), e precisamente l'art. 9, secondo il quale il dirigente che non osserva le disposizioni in essa contenute si espone alla sanzione della responsabilità dirigenziale. In ragione del contenuto della legge, la responsabilità del dirigente è tuttavia limitata ad alcuni aspetti formali e non riguarda l'accessibilità in sé dei siti internet delle Pubbliche amministrazioni.

La legge Stanca sull'accessibilità dei siti internet non impone alle Pubbliche Amministrazioni di rendere accessibili i siti che attualmente non lo sono, quanto piuttosto stabilisce che gli eventuali contratti di modifica dei siti esistenti o di realizzazione di un nuovo sito prevedano il rispetto delle linee guida. Al tempo stesso, la legge punisce con la nullità (solo) i nuovi contratti stipulati in violazione di questo obbligo, con il rischio di conseguire una (solo) parziale realizzazione della dichiarata finalità di attuazione dell’art. 3 della Costituzione.

Intervento pubblicato su Rivista Amministrativa della Regione Lombardia, n. 2, aprile-giugno 2004, supplemento alla Rivista Amministrativa della Repubblica Italiana.

Il lavoro - pubblicato nel 2003 su Italiano Scritto - analizza due delle principali pronunce della giurisprudenza italiana sulla legittimità dell'uso, all'interno dei meta tag, di parole chiave corrispondenti a marchi registrati, cioè se sia corretto inserire fra le parole chiave di una pagina web parole che rinviano ad aziende concorrenti in modo da avvantaggiarsi del nome altrui per convogliare sul proprio sito i navigatori che digitano sui motori di ricerca la parola chiave dell'azienda concorrente.

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