Legge di stabilità 2016 e impianti di comunicazioni elettroniche (parte 5)

14 marzo 2016

Dagli interventi del c.d. “sblocca italia” del 2014 ai nuovi orientamenti giurisprudenziali

5. Dagli interventi del c.d. “sblocca italia” del 2014 ai nuovi orientamenti giurisprudenziali

L’art. 86, comma 3, D.Lgs. n.259/2003 e ss.mm.ii., pone l’accento sul concetto, forse troppo spesso trascurato, di “opera di urbanizzazione primaria”.

A normadell'articolo le infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione, di cui agli articoli 87 e 88, e le opere di infrastrutturazione per la realizzazione delle reti di comunicazione elettronica ad alta velocità in fibra ottica in grado di fornire servizi di accesso a banda ultralarga, effettuate anche all'interno degli edifici

"sono assimilate ad ogni effetto alle opere di urbanizzazione primaria di cui all'articolo 16, comma 7, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, pur restando di proprietà dei rispettivi operatori, e ad esse si applica la normativa vigente in materia”.

Premesso che per “opere di urbanizzazione primaria” debbono intendersi tutte quelle opere indispensabili per la vivibilità dell'abitato, la cui esistenza si rende necessaria per il soddisfacimento delle primarie esigenze di vita della popolazione, nonostante la chiara volontà del Legislatore espressa nel citato art. 86, comma 3 del Codice, la successiva giurisprudenza e gli interventi dell’Agenzia delle Entrate , hanno indotto il Legislatore nel 2014 ad un ulteriore intervento.

Con l’art. 6, comma 3-bis del D.L. 12/09/ 2014 n. 133, convertito dalla Legge 11/11/2014 n. 164, c.d. decreto “Sblocca Italia”, il Legislatore al fine di agevolare, nuovamente, la realizzazione delle reti di comunicazione elettronica, ha infatti incluso

“le infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione, di cui agli articoli 87 e 88 del codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto Legislativo 1° agosto 2003, n. 259, e successive modificazioni, e opere di infrastrutturazione per la realizzazione delle reti di comunicazione elettronica ad alta velocità in fibra ottica in grado di fornire servizi di accesso a banda ultralarga effettuate anche all’interno degli edifici”

nell’ambito delle opere di urbanizzazione primaria di cui all’art. 4, della legge n. 847 del 1964, aggiungendo di fatto all’articolo una nuova lettera g-bis. In tal modo le “infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione” e le opere di infrastrutturazione per la realizzazione delle reti di comunicazione elettronica sono state equiparate alle strade, alle fognature e alle condutture di acqua potabile.

Ne deriva come il legislatore abbia voluto, in generale, riconoscere alle “infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione”, un peculiare status giuridico, differenziandole e sottraendole dal regime ordinario di diritto comune.

A tale riguardo va ricordato che una prima rilevante pronuncia della giurisprudenza tributaria si deve alla Commissione Regionale della Regione Emilia Romagna, sezione di Parma , la quale, investita della questione se fosse corretto accatastare nel gruppo E/9 un ripetitore tipo Raw land, costituito da un traliccio per le antenne ancorato al suolo mediante viti e da uno shelter per il ricovero degli apparati appoggiato al suolo, aveva chiaramente rilevato come, sulla base dell’art.86, comma 3, del D.Lgs. n.259/2003 e ss.mm.ii, le infrastrutture di reti pubbliche di telecomunicazione sono assimilate ad ogni effetto ad opere di urbanizzazione primaria, pertanto equiparabili ad opere urbanistiche di utilizzo collettivo, come la rete idrica o la rete fognaria.

A tali impianti, pertanto, non “è riconoscibile alcuna autonoma potenzialità reddituale, intesa come capacità di costituire un cespite indipendente”.

Tale orientamento, anche grazie all’ulteriore intervento normativo del c.d. Sblocca Italia del 2014, ha trovato ulteriore conferma giurisprudenziale nelle pronunce delle Commissioni Tributarie Provinciali di Trapani e Benevento .

A tale proposito riconoscono rispettivamente:

  • la Commissione Tributaria Provinciale di Trapani “che in seguito all’intervento legislativo cd “Sblocca Italia” (D.Lgs. 12/09/2014 n. 133, convertito dalla legge 164/2014) ha incluso gli impianti di trasmissione, compresi quelli di telefonia mobile, alle opere di urbanizzazione primaria ne consegue necessariamente che anche tali manufatti debbano essere esclusi da accatastamento, stante che le opere di urbanizzazione primaria non sono oggetto di accatastamento”;
  • mentre la Commissione Tributaria Provinciale di Benevento “che, come rilevato dalla ricorrente, con il d.l. n. 133/14, convertito dalla L. n. 164/14 le infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione sono state inserite tra le opere di urbanizzazione primaria di cui all’art. 4 L. n. 847/64, e, come tali, sottratte all’accatastamento” .

Detta evoluzione normativa e giurisprudenziale pone l’attenzione non tanto sul principio disposto dall’art. 90 D.Lgs. n.259 del 2003 e ss.mm.ii., secondo cui

“gli impianti di reti di comunicazione elettronica ad uso pubblico, ovvero esercitati dallo Stato, e le opere accessorie occorrenti per la funzionalità di detti impianti hanno carattere di pubblica utilità, ai sensi degli articoli 12 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327”,

ma bensì sul principio che le infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione sono opere di urbanizzazione primaria strettamente funzionali al concreto svolgersi del servizio pubblico.

Ciò considerato, come noto, le opere di urbanizzazione primaria, asservite all’insediamento umano, sono compatibili con qualsiasi destinazione urbanistica del territorio ed inoltre non sono suscettibili di attribuzione di alcuna rendita catastale.

Da una stretta interpretazione, delle pronunce sopra richiamate, le infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione sarebbero pertanto sottratte all’accatastamento.

Come accade però anche per altre opere di urbanizzazione primaria, ai sensi del combinato disposto degli articoli 8 e 53 del D.P.R. n.1142 del 1949 con l’art. 86, comma 3, D.Lgs. n.259/2003 e ss.mm.ii. nonché con l’art. 4 L. n. 847/64, si ritiene più verosimile che le infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione vadano censite e per questo fatte rientrare nel gruppo catastale E, in particolare nel gruppo E/9.

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