Legge di stabilità 2016 e impianti di comunicazioni elettroniche (parte 2)

14 marzo 2016

Impianti di comunicazioni elettroniche nel d.m. n. 28/1998

2. Impianti di comunicazioni elettroniche nel d.m. n.28/1998

Dopo aver chiarito alcuni concetti fondamentali, esaminiamo nel dettaglio l’applicabilità del D.M. n.28/1998 in relazione alle infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione.

In base al disposto dell’art.3, comma 1, del D.M., costituiscono oggetto di inventario ai fini catastali tutte le “unità immobiliari” come definite dal decreto ministeriale medesimo.

In relazione agli impianti radioelettrici e relative infrastrutture accessorie se ne deduce, pertanto, come gli stessi (antenne, parabole, ripetitori, pali, tralicci e box) possano essere soggetti a denuncia catastale solo ove rientranti nella nozione di “unità immobiliare”.

L’art.2 del D.M. definisce il concetto di “unità immobiliare”, prescrivendo che:

“L'unità immobiliare è costituita da una porzione di fabbricato, o da un fabbricato, o da un insieme di fabbricati ovvero da un'area, che, nello stato in cui si trova e secondo l'uso locale, presenta potenzialità di autonomia funzionale e reddituale" (c. 1).
"Sono considerate unità immobiliari anche le costruzioni ovvero porzioni di esse, ancorate o fisse al suolo, di qualunque materiale costituite, nonché gli edifici sospesi o galleggianti, stabilmente assicurati al suolo, purché risultino verificate le condizioni funzionali e reddituali di cui al comma 1. Del pari sono considerate unità immobiliari i manufatti prefabbricati ancorché semplicemente appoggiati al suolo, quando siano stabili nel tempo e presentino autonomia funzionale e reddituale.” (c. 3)

Secondo tale definizione, evoluzione della normativa di riferimento contenuta nell’art. 5 della Legge n.1249 del 1939 e nell’art. 40 del D.P.R. n.1142 del 1949, per “unità immobiliare” deve, pertanto, intendersi ogni parte di immobile urbano o un intero immobile urbano o un’area, i quali, al momento della dichiarazione o della denuncia producono un’utilità indipendente e siano pertanto capaci di produrre un proprio separato ed esplicito reddito; ovvero siano capaci di produrre un reddito distinguibile da un maggior complesso.

Ne deriva che, per comprendere se una parte di immobile costituisca ”unità immobiliare” indipendente, si devono verificare i requisiti: a) autonoma utilizzazione (autonomia funzionale) secondo l’uso locale; e b) esistenza di un concreto reddito proprio della stessa (autonomia reddituale).

Occorre tuttavia evidenziare come la portata dell’art.2 sia giuridicamente temperata da quanto disposto dal successivo art. 3, comma 3, lett. f), il quale prevede che

“a meno di una ordinaria autonoma suscettibilità reddituale, non costituiscono oggetto di inventariazione i seguenti immobili: a) manufatti con superficie coperta inferiore a 8 m2; b) serre adibite alla coltivazione e protezione delle piante sul suolo naturale; c) vasche per l'acquacoltura o di accumulo per l'irrigazione dei terreni; d) manufatti isolati privi di copertura; e) tettoie, porcili, pollai, casotti, concimaie, pozzi e simili, di altezza utile inferiore a 1,80 m, purché di volumetria inferiore a 150 m3; f) manufatti precari, privi di fondazione, non stabilmente infissi al suolo”.

Il medesimo art. 3, al comma 2, prevede inoltre che

“ai soli fini della identificazione, ai sensi dell'articolo 4, possono formare oggetto di iscrizione in catasto, senza attribuzione di rendita catastale, ma con descrizione dei caratteri specifici e della destinazione d'uso, i seguenti immobili: a) fabbricati o loro porzioni in corso di costruzione o di definizione; b) costruzioni inidonee ad utilizzazioni produttive di reddito, a causa dell'accentuato livello di degrado; c) lastrici solari; d) aree urbane.”

L’art. 2, comma 40, del D.L. n.262/2006, specifica altresì che

 “nelle unità immobiliari censite nelle categorie catastali E/1,E/2,E/3,E/4,E/5,E/6 ed E/9 non possono essere compresi immobili o porzioni di immobili destinati ad uso commerciale, industriale, ad ufficio privato ovvero ad usi diversi, qualora gli stessi presentino autonomia funzionale e reddituale”.

Con riferimento alle antenne e/o ripetitori, con le relative infrastrutture, o più in generale alle “infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione” (anche c.d. “Postazioni”), dal D.M. n.28/1998 si ricava pertanto che, affinché le medesime si possano qualificare “unità immobiliari”, è necessaria una propria e definita autonomia funzionale e reddituale.

In tal senso l’analisi non può, pertanto, prescindere dall’individuazione dei tre soggetti che, potenzialmente, intervengono nel processo autorizzativo, privatistico, realizzativo e gestionale delle c.d. Postazioni o infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione.

In particolare:

  • il mero proprietario dell’area o del terreno, o genericamente dell’immobile sottostante la Postazione, c.d. anche “Proprietario dell’immobile principale”;
  • il titolare e gestore del segnale radioelettrico o radio-televisivo, nonché generalmente pure proprietario degli impianti radioelettrici (antenne, parabole, collegamenti ed apparati tecnologici ricetrasmettitori), tecnicamente anche definito “Operatore”;
  • l’eventuale proprietario delle mere infrastrutture per impianti radioelettrici (talvolta magari pure delle antenne/parabole, degli impianti di condizionamento e dei gruppo elettrogeni) ove allocati gli apparati tecnologici, c.d. anche “Tower Company” o “Tower Operator” .

Le tre figure possono anche potenzialmente coincidere in un unico soggetto giuridico, ma nella realtà italiana, difficilmente l’Operatore coincide con il Proprietario dell’immobile principale; mentre l’Operatore può più facilmente coincidere con il proprietario delle mere infrastrutture per impianti radioelettrici. Situazione quest’ultima che ha visto l’ulteriore legittima separazioni tra Operatori e proprietari-gestori delle mere infrastrutture, andando così ad aprire in concreto il mercato alle c.d. Tower Company , anche grazie alla politica c.d. di “stabilizzazione” voluta delle direttive comunitarie del 2002.

La naturale conseguenza di business ha poi portato le medesime Tower Company non solo ad essere e detenere la proprietà e la gestione delle infrastrutture per impianti radioelettrici, ma anche a coincidere con il Proprietario dell’immobile principale.

Secondo quanto disposto dal D.M., ed in base a detta possibile separazione e combinazione dei soggetti giuridici coinvolti, per il mero Proprietario dell’immobile principale l’autonomia reddituale funzionale è riferita all’immobile stesso o terreno concesso in locazione, che già risulta censito al catasto.

Il medesimo D.M. non considera invece più, quale requisito necessario per la qualifica di “unità immobiliare”, l’elemento della stabilità intesa come immobilizzazione rispetto al suolo , richiama e richiede però l’elemento della “stabilità nel tempo” intesa come l’attitudine a mantenere caratteristiche certe per un lungo periodo.

In tal senso va ricordato che l’installazione, su terreni o edifici già esistenti (non di proprietà), di infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione avviene generalmente in forza di idonei rapporti obbligatori, come contratti di locazione o comodati, mediante i quali, oltre a disciplinare che al termine del rapporto obbligatorio l’Operatore o la Tower Company dovranno provvedere a rimuovere i propri impianti e le proprie infrastrutture (poiché di loro esclusiva proprietà, non trovando, in tal modo, diretta applicazione il generale principio civilistico dell’accessione) ed a ripristinare lo stato dei luoghi a propria cura e spese, prevedono la possibilità nel corso del rapporto contrattuale, di eseguire le necessarie modifiche o integrazioni, come in concreto e tecnicamente poi accade, al fine di far fronte alle necessarie esigenze tecniche. Esigenze che si verificano più facilmente e necessariamente soprattutto per agli impianti radioelettrici, in particolare per antenne e/o parabole.

Ne deriva che mentre per le infrastrutture di sostegno ed alloggiamento quali tralicci, pali e box, soprattutto se allocati su immobili di proprietà, il requisito della stabilità nel tempo risulta più facilmente rispettato, la stessa cosa non può dirsi per gli impianti radioelettrici (antenne e apparati) che per loro natura e per esigenze tecniche sono soggetti a continue e costanti modifiche e/o sostituzioni.

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