Legge di stabilità 2016 e impianti di comunicazioni elettroniche (parte 6)

14 febbraio 2016

Dalla sentenza della Suprema Corte n. 24026/2015 alla legge di stabilità 2016

6. Dalla sentenza della Suprema Corte n. 24026/2015 alla legge di stabilità 2016

Di, apparente, diverso orientamento è risultata invece la pronuncia della Suprema Corte di Cassazione che, con sentenza n. 24026/15, nel replicare il concetto di “ripetitori di telefonia mobile”, riconosce come questi vadano “classificati nella categoria “D””, poiché, “struttura stabilmente infissa al suolo, recintata, all’interno della quale è stato installato su una platea di calcestruzzo, un traliccio a cui sono state fissate delle antenne”.

Nella ricostruzione della Suprema Corte pare però evidente come la stessa faccia rientrare nel concetto generale di “ripetitori” le mere infrastrutture stabilmente infisse al suolo (tipo il traliccio e i ricoveri in muratura) sulle quali vengono “fissate le antenne”.

Secondo detta ricostruzione risulta, pertanto, chiaro come le “antenne” siano cosa diversa dalle mere infrastrutture o “ripetitori” come definiti dalla Cassazione.

A conferma la sentenza richiama, infatti, la Circolare dell’Agenzia del Territorio n.4/T del 2006, la quale identifica e distingue i “manufatti”, intesi come “infrastrutture per impianti radioelettrici”, dagli “impianti radioelettrici” o “antenne” in senso stretto.

In questo modo la Suprema Corte confermerebbe pertanto la necessità di accatastare in categoria “D” esclusivamente i “ripetitori” o i “manufatti”, o ancora meglio, le mere infrastrutture destinate ad allocare gli impianti e/o le antenne in senso stretto e non le antenne medesime e gli apparati.

In ogni caso il mancato richiamo da parte della Suprema Corte nella sentenza n.24026/15, dell’art. 6, comma 3-bis del D.L. 12 settembre 2014 n. 133, e la chiara diversa volontà politica, diametralmente opposta rispetto alla L. n. 190/2014, art. 1, comma. 244, mediante la quale erano stati elevati a rango normativo i criteri di determinazione della rendita stabiliti con la Circolare n. 6/2012, ha indotto il Legislatore ad un nuovo intervento normativo.

Con Legge di Stabilità 2016 (L.208/2015, art.1, comma 21), il Legislatore ha, infatti, nuovamente sottolineato che la rendita catastale degli immobili a destinazione speciale e particolare, censibili nelle categorie catastali dei gruppi D ed E deve essere effettuata, tramite stima diretta, tenendo conto del suolo e delle costruzioni, nonché degli elementi ad essi strutturalmente connessi che ne accrescono la qualità e l'utilità, nei limiti dell'ordinario, rimanendo invece esclusi dalla stima “macchinari, congegni, attrezzature ed altri impianti, funzionali allo specifico processo produttivo” tra cui appunto si ritiene chiaramente gli impianti radioelettrici (antenne e apparati).

A conferma preme infatti evidenziare l’accento, posto dal Legislatore, sui concetti di: “immobili”, “suolo”, “costruzioni” e “elementi ad essi strutturalmente connessi”.

Nella medesima Legge di stabilità il Legislatore ai commi 22, 23 e 24 del medesimo art. 1, ha altresì stabilito che a decorrere dal 1 gennaio 2016, gli intestatari catastali degli immobili di cui al comma 21 possono presentare atti di aggiornamento per la rideterminazione della rendita catastale degli immobili già censiti.

Tale previsione introduce una particolare fattispecie di dichiarazione di variazione catastale, non connessa alla realizzazione di interventi edilizi sul bene già censito in catasto, finalizzata a rideterminare la rendita catastale escludendo dalla stessa eventuali componenti impiantistiche che non sono più oggetto di stima.

In relazione a tale previsione nella nuova procedura Docfa è stata introdotta una ulteriore specifica tipologia di documento di variazione, denominata “Dichiarazione resa ai sensi dell’art. 1, comma 22, L. n. 208/2015”, a cui è automaticamente connessa la causale “Rideterminazione della rendita ai sensi dell’art. 1, comma 22, L. n. 208/2015”.

Entro il 30 settembre 2016, l'Agenzia delle Entrate deve poi comunica al Ministero dell'economia e delle finanze, con riferimento agli atti di aggiornamento i dati relativi per ciascuna unità immobiliare, alle rendite proposte e a quelle già iscritte in catasto dal 1 gennaio 2016. Spetterà poi al Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell'interno, emanare un decreto per ripartire il contributo attribuito ai comuni a titolo di compensazione del minor gettito per l'anno 2016.

Ad ulteriore corredo del disposto legislativo, l’Agenzia delle Entrate con la Circolare n.2/E , nel richiamare il comma 21 dell’art.1 della L. n.208/2015, ha individuato le componenti costituenti l’unità immobiliare urbana, le quali posso essere sostanzialmente distinte, in funzione della rilevanza nella stima catastale, nelle seguenti quattro categorie:

  1. il suolo;
  2.  le costruzioni;
  3.  gli elementi strutturalmente connessi al suolo o alle costruzioni che ne accrescono la qualità e l’utilità;
  4.  le componenti impiantistiche, di varia natura, funzionali ad uno specifico processo produttivo.

Conferma invece la Circolare n. 2/E che restano escluse dalla stima catastale “macchinari, congegni, attrezzature ed altri impianti, funzionali allo specifico processo produttivo”.

Ossia tutte quelle componenti, di natura essenzialmente impiantistica, che assolvono a specifiche funzioni nell’ambito di un determinato processo produttivo e che non conferiscono all’immobile una utilità comunque apprezzabile, anche in caso di modifica del ciclo produttivo svolto al suo interno. Tali componenti sono, pertanto, da escludere dalla stima, indipendentemente dalla loro rilevanza dimensionale.

Il tutto anche in considerazione della molteplicità delle casistiche riscontrabili nei vari processi produttivi, peraltro soggetti a continue innovazioni connesse all’evoluzione tecnica e tecnologica (come appunto nel caso delle antenne e degli impianti radioelettrici).

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