Notifica via pec a indirizzo tratto da Indice PA

1 novembre 2019

Con sentenza 22 ottobre 2019, n. 7170, la terza sezione del Consiglio di Stato torna sulla questione delle notifiche via pec alla P.A., affermando che Indice PA non costituisce elenco valido da cui estrarre gli indirizzi, ma al tempo stesso giudicando scusabile, in ragione del contrasto giurisprudenziale in atto, l'errore del ricorrente che abbia fatto riferimento a tale elenco nonostante l'Amministrazione fosse presente con un proprio indirizzo su ReGIndE.

La sentenza di primo grado

La vicenda riguarda il ricorso avverso il decreto di revoca di misure di accoglienza temporanea emesso dalla Prefettura di Genova, notificato all’Avvocatura distrettuale dello Stato di Genova.

L’Avvocatura dello Stato di Genova dispone di indirizzo pec dedicato alla ricezione degli atti giudiziari, indicato nel ReGIndE:

ads.ge@mailcert.avvocaturastato.it.

Il ricorrente, tuttavia, notifica l’atto ad un indirizzo pec diverso, non presente su ReGIndE ma indicato nell’elenco Indice PA:

genova@mailcert.avvocaturastato.it.

Rilevata d’ufficio la questione, il T.A.R. Liguria ricorda che la notifica via pec è valida solo se eseguita presso gli indirizzi ricavati dagli elenchi di cui all’art. 16-ter del D.L. 179/2012, tra i quali non rientra l’Indice PA.

Il T.A.R. conclude per la nullità della notifica e la conseguente inammissibilità del ricorso.

La decisione del Consiglio di Stato

La sentenza di prime cure viene impugnata e la questione viene decisa dalla sentenza in commento la quale, se da un lato ricorda come Indice PA non possa (più) ritenersi equiparato ad un pubblico elenco per ricavare gli indirizzi pec presso cui notificare atti giudiziari, dall’altro dà atto della sussistenza di

indirizzi inclini a riconoscere validità della notifica a mezzo posta elettronica certificata del ricorso effettuata all'amministrazione all'indirizzo tratto dall'elenco presso l'Indice PA.

Di qui, in ragione della “evidenziata oscillazione giurisprudenziale”, l’accoglimento del ricorso e la concessione della rimessione in termini ex art. 37 c.p.a. per consentire al ricorrente la notifica al corretto indirizzo pec, con rinvio della causa al primo giudice, dovendosi rilevare: 

[...] l’erroneità della sentenza di primo grado che, senza concedere tale facoltà, ha dichiarato l’irricevibilità del ricorso. Il giudice di prime cure avrebbe, dunque, dovuto riconoscere l’errore scusabile e consentire alla parte ricorrente di poter rinnovare la notifica del ricorso all’Amministrazione intimata, evocandola in giudizio questa volta mediante una rituale partecipazione del ricorso all’indirizzo corretto. La necessità di accordare alla parte ricorrente tale facoltà implica, pertanto, l’annullamento della sentenza di primo grado con rinvio al primo giudice, onde assicurare, nei sensi suddetti, mediante rinnovo della notifica, l’integrazione del contraddittorio, attesa la contumacia dell’Amministrazione nel giudizio di primo grado.

L'importanza della pronuncia

La sentenza in commento, pur nella sua sintesi, aggiunge un nuovo tassello nella querelle sulla validità o meno delle notifiche effettuate ad indirizzi pec tratti da Indice PA.

Il dibattito a cui si è assistito finora prende spunto da casi in cui il ricorrente ha notificato a un indirizzo ricavato da Indice PA o dal sito internet dell'Amministrazione, in quanto quest'ultima non aveva provveduto a indicare la propria pec nel ReGIndE e pertanto non figurava in tale elenco.

Alla tesi rigorista - che nega comunque validità alla notifica presso la pec tratta dall’Indice PA in quanto l’art. 16-ter D.L. n. 179/2012 è inequivocabile nell’indicare solo INI-PEC e ReGIndE quali elenchi pubblici da cui ricavare gli indirizzi - si è opposta in tempi recenti una diversa tesi, che predica l’utilizzabilità dell’indirizzo tratto da Indice PA dal momento che

  1. l’inadempimento dell’Amministrazione che non ha provveduto a comunicare il proprio indirizzo al ReGIndE non può ripercuotersi sulla parte privata;
  2. per quanto non contemplato dall’art. 16-ter, Indice PA è comunque un pubblico elenco valido per le notificazioni alla P.A. (cfr. ad esempio, di recente, Consiglio di Stato sez. III, 27/02/2019, n.1379; Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza 12 dicembre 2018 n. 7026)

Da questo dibattito la sentenza del T.A.R. Liguria trae la conclusione che, se l’Amministrazione ha un proprio indirizzo su ReGIndE, la questione della validità della notifica ad un indirizzo presente su Indice PA non si pone in radice.

Per tale motivo il giudice ligure non ritiene scusabile l’errore del ricorrente: se l’Amministrazione ha il proprio indirizzo sul ReGIndE, non v’è ragione per notificare ad un indirizzo diverso.

Qui si inserisce la sentenza del Consiglio di Stato in commento.

A fare notizia non è tanto la sua dichiarata adesione all’orientamento più rigoroso che esclude tout court validità all’indirizzo pec risultante dal registro Indice PA ai fini della notifica degli atti, quanto la lettura che dà dell’opposto orientamento.

Il quale, nato per salvare ricorsi notificati ad Amministrazioni che colpevolmente non avevano provveduto a comunicare le proprie pec al ReGIndE, postula pur sempre la natura di pubblico elenco dell’Indice PA valido per le notifiche e non può ritenersi che tale natura venga meno se l’Amministrazione è presente nel ReGIndE.

Se si sostiene che Indice PA è elenco pubblico e che la notifica ad indirizzo pec tratto da tale elenco è valida, deve esserlo sempre.

Il contrasto giurisprudenziale in atto è quindi tra due indirizzi:

  • uno che nega validità alla pec tratta da Indice PA (sposato dalla sentenza in commento);
  • uno che la ammette a prescindere dalla presenza o meno dell'Amministrazione nel ReGIndE.

Di qui la conclusione secondo la quale deve ritenersi scusabile l'errore del ricorrente che, facendo affidamento sul secondo orientamento, ha notificato alla pec tratta da Indice PA, a nulla rilevando la circostanza che, nel caso di specie, l'Amministrazione avesse adempiuto al proprio obbligo di comunicazione al ReGIndE.

La sentenza del Consiglio di Stato, Sezione III, 22 ottobre 2019, n. 7170, è consultabile sul sito della Giustizia Amministrativa a questo indirizzo.

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