Ricorso giurisdizionale: è valida la notifica a pec iscritta nell'elenco Indice PA

9 gennaio 2019

Consiglio di Stato, Sezione Quinta, 12 dicembre 2018 n. 7026

Il Consiglio di Stato ribalta il consolidato orientamento giurisprudenziale secondo il quale, in difetto di iscrizione dell'indirizzo pec al registro PP.AA. formato dal Ministero della Giustizia, la notifica del ricorso giurisdizionale deve essere eseguita solo con le modalità cartacee a nulla rilevando l'iscrizione nell'Elenco Indice PA.

Nel luglio 2017 davamo notizia della sentenza n. 1842 del 13 luglio 2017 del TAR Palermo con cui si consolidava l'indirizzo secondo cui - ai fini della notifica telematica di un atto processuale ad una amministrazione pubblica - non è possibile utilizzare un qualsiasi indirizzo p.e.c. della p.a., pur ricavabile dall'elenco disponibile nel sito Indice PA (www.indicepa.gov.it/) piuttosto che dal sito dell'amministrazione stessa, essendo invece necessario utilizzare l'indirizzo pec presente nell'apposito registro tenuto dal Ministero della Giustizia, accessibile con autenticazione cd. ^forte^ (smart card) dal portale Servizi Online Ufficiali giudiziari (http://pst.giustizia.it/PST/)

Così concludevamo:

Il c.d. Registro IPA, nel quale sono inseriti tutti gli indirizzi di posta elettronica certificata delle pubbliche amministrazioni, non è infatti più tra i pubblici elenchi dai quali estrarre gli indirizzi pec da utilizzare per le notificazioni e comunicazioni degli atti in materia civile, penale, amministrativa e stragiudiziale. 
E' impossibile non sottolineare che nel momento in cui è chiesto a tutti gli operatori del del diritto uno sforzo importante in termini di adeguamento alle nuove tecnologie, come recepite tanto dal Codice dell'Amministrazione Digitale che dal Codice del Processo Amministrativo, a luglio del 2017 la maggioranza delle pubbliche amministrazioni non è iscritta all'elenco.
C'è da chiedersi a cosa serva il sito IPA, per quale motivo la circostanza non sia indicata in home page e per quale motivo lo Stato non sanzioni le amministrazioni inadempienti attraverso la sospensione dei trasferimenti sino alla avvenuta iscrizione.
Ovviamente, sarebbe facilissimo modificare la normativa vigente introducendo l'elenco iPA tra quelli utilizzabili: soluzione evidentemente ritenuta semplicistica per la tradizione giuridica del diritto italiano.

Senza pretesa di esaustività si vedano, ancora recentemente, per l'orientamento negativo T.A.R. Calabria Reggio Calabria, 26/11/2018, n. 702, T.A.R. Liguria Genova Sez. II, 25/09/2018, n. 742, T.A.R. Sicilia Palermo Sez. III, 02/07/2018, n. 1511, T.A.R. Basilicata Potenza Sez. I, 02/07/2018, n. 432, T.R.G.A. Trentino-A. Adige Bolzano, 13/06/2018, n. 204, mentre per T.A.R. Lombardia Milano Sez. II, 10/05/2018, n. 1251, nel caso in cui in cui l'Amministrazione non abbia inserito un indirizzo PEC nell'elenco tenuto dal Ministero della giustizia, deve essere riconosciuto l'errore scusabile ex art. 37 c.p.a. se la notifica del ricorso, proposto dopo l'entrata in vigore del processo amministrativo telematico, sia stata effettuata ad un'Amministrazione all'indirizzo PEC tratto dall'elenco pubblico IPA e non con le tradizionali modalità cartacee.

Un primo segno di discontinutà è rinvenibile in T.A.R. Campania Napoli Sez. I, 22/10/2018, n. 6129, secondo cui 

a fronte del mancato inserimento del proprio indirizzo secondo l'obbligo loro imposto dall'art. 16, comma 12, del D.L. n. 179 del 2012 (di comunicare, entro il 30 novembre 2014, al Ministero della Giustizia l'indirizzo PECvalido ai fini della notifica telematica nei loro confronti, da inserire in un apposito elenco consultabile esclusivamente dagli uffici giudiziari, dagli uffici notificazioni, esecuzioni e protesti, e dagli avvocati), l'Amministrazione, secondo i canoni di autoresponsabilità e legittimo affidamento, legati alla necessità che la stessa si conformi a un canone di leale comportamento, non può trincerarsi - a fronte di un suo inadempimento - dietro il disposto normativo che prevede uno specifico elenco da cui trarre gli indirizzi PEC ai fini della notifica degli atti giudiziari, per trarne benefici in termini processuali, così impedendo di fatto alla controparte di effettuare la notifica nei suoi confronti con modalità telematiche; al contempo, in una simile situazione, la parte potrebbe ritenere in buona fede, per quanto erroneamente, che la notifica dell'atto all'Amministrazione sia possibile su un indirizzo PEC che la stessa ha comunque inserito nel proprio sito internet.Infatti, dall'eventuale assenza nell'elenco ufficiale dell'indirizzo PEC di una Pubblica Amministrazione non possono derivare preclusioni processuali per la parte privata.

Partendo proprio dalle considerazioni di giustizia sostanziale del TAR Campania, la sezione quinta del Consiglio di Stato ha ribaltato l'orientamento negativo, ricordando anzi tutto che dall’entrata in vigore dell’art.16-sexies, d.l. n. 179 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla l. 17 dicembre 2012, n. 221, come introdotto dall’art. 52, d.l. 25 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla l. 11 agosto 2014, n. 114, la notificazione degli atti avviene:

  • presso l’indirizzo PEC risultante dagli elenchi INI PEC di cui all’art. 6-bis, d.lgs. n. 82 del 2005 (Codice dell’amministrazione digitale)
  • ovvero presso il ReGIndE, di cui al d.m. n. 44 del 2011, gestito dal Ministero della giustizia;

e che tale previsione vale, per espressa previsione legislativa, anche per la giustizia amministrativa.

Decreto legge 18 ottobre 2012, n. 179
Art. 16-ter. (Pubblici elenchi per notificazioni e comunicazioni). 
1. A decorrere dal 15 dicembre 2013, ai fini della notificazione e comunicazione degli atti in materia civile, penale, amministrativa, contabile e stragiudiziale si intendono per pubblici elenchi quelli previsti dagli articoli 6-bis, 6-quater e 62 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, dall'articolo 16, comma 12, del presente decreto, dall'articolo 16, comma 6, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito con modificazioni dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, nonche' il registro generale degli indirizzi elettronici, gestito dal Ministero della giustizia.
1-bis. Le disposizioni del comma 1 si applicano anche alla giustizia amministrativa.

D'altro canto, sottolinea il Consiglio di Stato, accertato che: 

  • il Comune ha un indirizzo pec presente sia nel registro iPA che in home page, come previsto dal Codice dell'amministrazione digitale (articolo 47);
  • la notificazione del ricorso introduttivo del giudizio di primo grado via pec a questo indirizzo è effettivamente avvenuta;

il fatto che l’amministrazione pubblica destinataria della notificazione telematica sia rimasta inadempiente all’obbligo di comunicare altro e diverso indirizzo PEC da inserire nell’elenco pubblico tenuto dal Ministero della Giustizia, non priva l’Indice PA della natura di pubblico elenco in via generale e, come tale, utilizzabile per le notificazioni alle P.A.

D’altra parte, l’amministrazione, secondo i canoni di autoresponsabilità e legittimo affidamento cui deve ispirarsi il suo leale comportamento, non può trincerarsi – a fronte di un suo inadempimento – dietro il disposto normativo che prevede uno specifico elenco da cui trarre gli indirizzi PEC ai fini della notifica degli atti giudiziari, per trarne benefici in termini processuali, così impedendo di fatto alla controparte di effettuare la notifica nei suoi confronti con modalità telematiche.

L'importanza della decisione è sottolineata dalla nota disponibile sul sito della Giustizia Amministrativa nella sezione Focus di giurisprudenza e parari.

La sentenza del Consiglio di Stato, Sezione Quinta, 12 dicembre 2018 n. 7026, è disponibile sul sito della Giustizia Amministrativa a questo indirizzo.

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