Telecomunicazioni: il procedimento del D.lgs. n.259/2003 prevale sulla peculiare disciplina regionale

31 gennaio 2012
Con sentenza n. 1786 del 28/11/2011, il T.A.R. Veneto ha riconosciuto che il procedimento unico, dettato dall'art. 87 del Codice delle Comunicazioni, prevale sulla peculiare disciplina regionale.


Con il ricorso proposto da una emittente radiofonica di carattere nazionale, che impugnava una serie di provvedimenti amministrativi adottati dalla Regione Veneto, atti a delegittimare l’esercizio di un impianto radiofonico, il T.A.R. adito ha esaminando la questione del rapporto tra la normativa regionale posta a tutela della popolazione dalla esposizione a radiazioni non ionizzanti generate da impianti per teleradiocomunicazioni di cui alla legge regionale 9 luglio 1993, n 29, e il procedimento autorizzatorio unico relativo alle infrastrutture di comunicazione elettronica per impianti radioelettrici di cui alla sopravvenuta normativa statale di cui all’art. 87 del D.lgs. 1 agosto 2003, n. 259.

A tale proposito, mentre la legge regionale (art. 3) prevede che l'installazione e la modifica di impianti con potenza superiore a 150 watt, siano subordinate ad un’autorizzazione del Presidente della Provincia competente per territorio, e che l'istanza debba essere inoltrata tramite il dipartimento provinciale dell'ARPAV, l’art. 87 del Dlgs. 1 agosto 2003, n. 259, prevede invece la presentazione di una sola istanza all’ente locale, con la possibilità da parte dello stesso:

  • di richiedere, per una sola volta, entro quindici giorni dalla data di ricezione dell'istanza, il rilascio di dichiarazioni e l'integrazione della documentazione prodotta;
  • della convocazione di una conferenza dei servizi in caso di motivato dissenso espresso da un’Amministrazione;
  • di rilascio tacito dell’autorizzazione se, entro il termine di 90 giorni, non sia comunicato un diniego o il parere negativo dell’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente.

Come affermato dalla Corte Costituzionale (sent. 6 luglio 2006, n. 265; sent. 28 marzo 2006 , n. 129; ord. 18 maggio 2006 , n. 203; sent. 27 luglio 2005 , n. 336), la normativa statale di cui al Codice delle Comunicazioni, in linea con le prescrizioni comunitarie, detta una disciplina volta a promuovere la semplificazione dei procedimenti attraverso l'adozione di procedure che siano uniformi e tempestive al fine di garantire l'attuazione delle regole della concorrenza. Le esigenze di celerità e la conseguente riduzione dei termini, per l'autorizzazione all'installazione delle infrastrutture di comunicazione elettronica, costituiscono, per finalità di tutela di istanze unitarie, "principi fondamentali" operanti nelle materie di competenza ripartita.

In tal senso deve pertanto ritenersi contraria agli stessi principi la previsione di ulteriori e autonomi procedimenti, in quanto la duplicazione dei titoli autorizzatori e, quindi, di ciascun iter procedimentale, determinerebbe una evidente compromissione di quelle esigenze di tempestività e semplificazione che assurgono al rango di principi fondamentali del settore.

Risultando pertanto, nel caso in esame, un oggettivo contrasto tra la normativa statale, che prevede un procedimento unico caratterizzato del silenzio assenso, e la normativa regionale antecedente alla normativa statale sopravvenuta, che prevede invece una autonomo procedimento che si deve concludere con un provvedimento espresso, il Collegio ha evidenziato che la norma regionale antecedente incompatibile deve ritenersi abrogata dalla sopravvenuta norma statale che ha dettato principi fondamentali in materie di competenza concorrente, il tutto anche in considerazione del meccanismo dell’art. 10 della legge 10 febbraio 1953 n. 62 (per il quale le leggi della Repubblica che modificano i principi fondamentali nelle materie di potestà concorrente, abrogano le norme regionali che siano in contrasto con esse, di cui deve ritenersi perdurante la vigenza anche dopo la legge Costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, che ha modificato il Titolo V della Costituzione, e non è stato superato, a livello di legislazione primaria, neppure dalla legge 5 giugno 2003, n. 131).

La sentenza n. 1786 del 28 novembre 2011 del T.A.R. Veneto è disponibile al seguente indirizzo

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