Elementi necessari per ritenere un immobile ultimato e non abusivo.

1 gennaio 2011
La presenza di persone occupanti un immobile abusivo e l’avvenuta attivazione delle utenze domestiche, pur dimostrando chiaramente che l’immobile è abitato ed utilizzato, non sono elementi sufficienti per ritenere la sua concreta ed effettiva funzionalità. Solo la presenza di tutti i requisiti di agibilità che consentano di ritenere un immobile ultimato.

Con sentenza n. 39733 del 3 novembre 2011, la Corte Suprema di Cassazione, sez. III, si è pronunciata negando l’intervenuta prescrizione del reato edilizio contestato, sulla scorta delle sole prove relative ai verbali di perquisizione che dimostravano la presenza di persone all’interno degli immobili abusivi e della stipula di contratti inerenti le utenze domestiche, il tutto comprovante inequivocabilmente, già da anni, la funzionalità e l’uso degli immobili medesimi sequestrati.
La vicenda trae origine da un provvedimento emesso dal Tribunale di Catanzaro, quale giudice del riesame, che confermava il decreto del G.I.P. del Tribunale di Lamezia Terme con il quale veniva disposto il sequestro preventivo di tre manufatti, realizzati in assenza di permesso di costruire in violazione del D.P.R. n. 380 del 2001 e s.m.i., articolo 44, lettera c), nonché delle disposizioni in materia di costruzioni in zone sismiche e sulle opere in cemento armato.
La Suprema Corte, pur assumendo come elementi di prova la presenza, da tempo, di persone all’interno degli immobili sequestrati e l’attivazione di contratti di utenze – che se effettivamente riferite agli immobili abusivi sarebbero state attivate in violazione del divieto di cui all’art.48 del D.P.R. n.380 del 2001 - ha escluso che ciò sia sufficiente per poter ritenere ultimati gli immobili, e pertanto, di per se, elementi idonei e sufficienti ai fini della decorrenza dei termini prescrizionali del reato urbanistico contestato.
Il reato urbanistico in commento ha infatti natura permanente, la cui consumazione ha inizio con l’avvio dei lavori di costruzione e perdura fino alla cessazione dell’attività edificatoria abusiva (SS.UU. n.17178 del 2002). La cessazione dell’attività abusiva si ha invece con l’ultimazione dei lavori di completamento dell’opera, con la sospensione dei lavori volontaria o imposta, o con la sentenza di primo grado, se i lavori continuano dopo l’accertamento del reato e sino alla data del giudizio (Cass. Pen. Sez. III, n.38136 del 2001).
La Corte, nel ricordare come le opere devono essere valutate nel loro complesso, non potendosi considerare separatamente i singoli componenti (Cassazione Penale, Sez. III, n. 4048 del 2002), ha inoltre evidenziato (Cassazione Penale, Sez. III, n.32969 del 2005) come l’ultimazione dei lavori coincide con la conclusione dei lavori di finitura interni ed esterni quali ad esempio gli intonaci e gli infissi. Solo dopo detti interventi l’immobile deve ritenersi concretamente funzionale ed in possesso di tutti i requisiti di agibilità, come disposto dall’art.25 del D.P.R. n.380 del 2001 e s.m.i., che fissa in quindici giorni, dall’ultimazione dei lavori di finitura, il termine per la presentazione allo sportello unico dall’istanza per il certificato di agibilità.
Come del resto indicato anche dai giudici del riesame, per dimostrare l’ultimazione dei lavori degli immobili, è pertanto necessaria ulteriore e più precisa documentazione. La presenza, da tempo, di persone all’interno degli immobili abusivi e l’attivazione di utenze domestiche non sono, di per se, elementi sufficienti per dimostrare la sua concreta ed effettiva funzionalità è la presenza di tutti i requisiti di agibilità o abitabilità che consentano di ritenere l’immobile ultimato, condizione essenziale al fine della decorrenza dei termini prescrizionali del reato urbanistico.




NB: sul sito della cassazione non ho trovato ancora sentenza. Io ho sentenza in pdf. ti giro via mail per tua analisi finale

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