Accordi tra Amministrazione e gara pubblica

14 marzo 2014
Con sentenza n. 2361/2013 il TAR Milano – Sezione prima – interviene sulla problematica dell’accordo tra Amministrazioni per l’attività di studio propedeutica all’elaborazione del PGT, ritenendo legittimo, in quanto motivato da ragioni di interesse pubblico, il mancato ricorso ad una procedura di selezione ad evidenza pubblica, facendo così propri gli insegnamenti della Corte di Giustizia europea e del Consiglio di Stato.

L’Unione dei Comuni Lario e Monti stipula con il Politecnico di Milano un accordo per la ricerca e l’analisi connesse ai profili di tutela paesaggistico – ambientale del territorio, in vista della stesura del PGT.
L’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Como impugna davanti al TAR Milano le delibere della Giunta dell’Unione dei Comuni aventi ad oggetto tale “atto di collaborazione istituzionale” tra Unione e Politecnico, asserendo (tra l’altro e per quanto qui di interesse) che “l’Unione dei Comuni ha inteso eludere i principi della libera concorrenza, affidando direttamente, senza pubblicità (e dunque violando la trasparenza) ed in contrasto con i canoni di efficacia ed efficienza che impongono una selezione tra le migliori offerte, in conformità al principio di buon andamento della P.A.”.
L’Ordine ricorrente deduce tali violazioni dall’ampiezza delle prestazioni affidate al Politecnico (coincidenti con alcune attività descritte nell’allegato IIA del Codice degli appalti pubblici) e dalla rilevanza del compenso pattuito (che andrebbe ben oltre la copertura dei costi effettivamente sopportati dal Politecnico), circostanze che avrebbero dovuto indurre l’Unione dei Comuni ad indire una procedura ad evidenza pubblica “nel pieno rispetto delle regole della concorrenza e del libero mercato”. Non di rapporto collaborativo tra due Amministrazioni si tratterebbe, ma di un vero e proprio contratto a prestazioni corrispettive.
Il TAR, tuttavia, è di diverso avviso. Richiama, in particolare, la sentenza C – 159/11 della Corte di Giustizia dove, in relazione all’affidamento da parte di un ente pubblico di servizi di consulenza scientifica e tecnica come quelli oggetto di ricorso, si riconosce in via generale la necessità di una procedura ad evidenza pubblica, salvo che si tratti di “contratti che istituiscono una cooperazione tra enti pubblici finalizzata a garantire l’adempimento di una funzione di servizio pubblico comune a questi ultimi”.
Questo, ad avviso del TAR, è esattamente il caso dell’accordo tra Unione dei Comuni e Politecnico, avente ad oggetto la “erogazione di prestazioni connesse alla tutela di valori di tutela ambientale, da adeguatamente proteggere mediante l’elaborazione di una base scientifica che il Politecnico di Milano, per le proprie peculiari prerogative istituzionali, era in grado di assicurare”.
Quanto al requisito dell’interesse pubblico “comune” agli enti pubblici contraenti (richiesto dalla Corte di Giustizia per derogare alla procedura ad evidenza pubblica), esso “non può essere inteso in termini di identità ontologica, incentrato cioè sul settore materiale di intervento delle amministrazioni stipulanti”, ma può ritenersi soddisfatto “allorché vi sia una ‘sinergica convergenza’ su attività di interesse comune, pur nella diversità del fine pubblico perseguito da ciascuna amministrazione” (Cons. St., n. 3849/2013).
L’accordo impugnato rappresenta la convergenza sinergica, su un’attività di interesse pubblico, di due distinte finalità istituzionali: la tutela ambientale, che è una delle finalità degli enti locali, e la coltivazione di rapporti con enti pubblici e privati, che è una delle finalità delle università.
“Di conseguenza – conclude il Tribunale – l’astratta riconducibilità delle prestazioni oggetto dell’impugnata convenzione all’allegato IIA del codice dei contratti pubblici, e, di riflesso, l’applicazione dei principi dell’evidenza pubblica, possono nel caso di specie essere derogati in ragione dell’accertamento di un rapporto di cooperazione tra l’Unione resistente e il Politecnico di Milano, ispirato da ragioni di interesse pubblico”.  

I ricorrenti denunciano anche il fatto che i Comuni facenti parte dell’Unione hanno affidato l’incarico di redazione del PGT ad un unico professionista, che per giunta collabora stabilmente col Politecnico di Milano, con successive e separate deliberazioni, ciò in violazione dell’art. 29 co. 4 d. lgs. 163/2006, al fine di dissimulare un incarico unitario.
Il TAR rileva come gli affidamenti per la redazione del PGT “possano considerarsi alla stregua di provvedimenti collegati al rapporto di collaborazione instauratosi tra l’Unione e il Politecnico di Milano”.
Il Tribunale, pertanto, annulla queste deliberazioni “rilevando la fondatezza della dedotta violazione di artificioso frazionamento, resa vieppiù grave in ragione di una manifesta violazione dei principi di concorrenza e trasparenza”.



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