Revoca in autotutela: il parere negativo di ANAC sull'opera non è sufficiente.

1 marzo 2018

TAR Lombardia, Milano, sez. III, 28.02.2018 n. 581

Il parere negativo di ANAC sulla legittimità di un'opera pubblica non può costituire elemento da solo sufficiente a far ritenere non più sussistente l’interesse pubblico alla realizzazione dell’opera, il cui venir meno o il cui mutamento costituisce la sola ragione legittima per un atto di revoca, ai sensi dell’art. 21-quinquies della L. 241/90.

In tal senso si è espresso il TAR Lombardia nella sentenza n. 581/2018, pronunciata sul ricorso proposto dal Comune di Como nei confronti del provvedimento della Provincia di Como, settore territorio, recante “revoca in autotutela del parere n. 52371 del 17/12/2014 rilasciato in sede di Conferenza di Servizi indetta dal Comune di Como e relativa al progetto “Opere di difesa dalle esondazioni del Lago di Como nel comportato Piazza Cavour-Lungolago- Perizia n. 3”.

Nel provvedimento impugnato la Provincia aveva, preso atto delle risultanze del sopralluogo, effettuato nel comparto interessato dai lavori conclusosi con l'accertamento di opere (pretesemente) parzialmente difformi rispetto ai progetti precedentemente autorizzati e opere realizzate in assenza dei titoli abilitativi, nonché opere inserite nel progetto oggetto di conferenza di servizi come opere nuove, ma in realtà già realizzate, oggetto di contestuale procedimento sanzionatorio di ripristino ex artt. 167 e 181 del D. Lgs. 42/2004.

Il TAR Lombardia - oltre a qualificare le opere realizzate come non necessarie di autorizzazione paesaggistica - interviene sulla decisione della Provincia là dove questa, a fronte all’atto di controllo di ANAC (che disponeva la restituzione degli atti alle amministrazioni interessate per una nuova valutazione, con trasmissione degli atti alla Corte dei Conti ed al giudice penale), aveva affermato che si potesse procedere alla revoca dell'autorizzazione paesaggistica rilasciata in sede di conferenza di servizi 

ai sensi e per gli effetti dell’art. 21-quinquies della L. 241/1990 in ordine alla nuova valutazione dell'interesse pubblico originario, essendo radicalmente mutata la situazione di fatto rispetto all'emissione del parere, anche alla luce dei rilievi formulati sul progetto da ANAC con delibera n. 1/2016 e delle successive e conseguenti azioni intraprese dagli organi competenti;

Nella decisione il TAR accoglie, tra gli altri, il mezzo di ricorso volto a censurare l'illegittimità dell'atto di revoca in quanto sarebbe mancato il presupposto del mutamento della situazione di fatto o di diritto per l’esercizio di tale potere in uno con l'assenza nella motivazione della revoca l’indicazione delle ragioni di interesse pubblico sottesi alla determinazione assunta.

Se l'atto endoprocedimentale ben può, afferma il TAR, essere ritirato al solo scopo del ripristino della legalità e se l’annullamento di un atto endoprocedimentale non richiede una motivazione di interesse pubblico, bastando il mero ripristino della legalità,

occorre invece premettere che la revoca, essendo fondata su una nuova valutazione dell’interesse pubblico non può prescindere da tale elemento.

Infatti

mentre l’annullamento “guarda al passato”, nel senso che costituisce un rimedio volto alla rimozione di un errore commesso nell’esercizio della funzione di primo grado e quindi opera in una logica essenzialmente correttiva dell’azione pubblica, la revoca assume una funzione più propriamente adeguatrice, intesa in termini di attualizzazione delle modalità di perseguimento dell’interesse pubblico specifico di cui occorre seguire la costante dinamica evolutiva (in questo senso TAR Campania-Napoli, Sez. II, sentenza 05.07.2016 n. 3335).

Ne consegue che

il parere negativo dell’ANAC non può costituire elemento da solo sufficiente a far ritenere non più sussistente l’interesse pubblico alla realizzazione dell’opera, il cui venir meno o il cui mutamento costituisce la sola ragione legittima per un atto di revoca, ai sensi dell’art. 21-quinquies della L. 241/90.

A tutta abbondanza, nel caso di specie la revoca è  per di più in contrasto con l’interesse pubblico alla realizzazione dell’opera, in quanto ne rallenta l’esecuzione e ne aggrava i costi, giusta l'intervenuta sostituzione della Regione al Comune nello svolgimento dell’appalto, che esprime chiaramente l’esistenza di un interesse pubblico attuale alla realizzazione dell’opera, oltre alla richiesta della Regione alla Provincia in data 9 novembre 2016 di soprassedere all’adozione di atti di ritiro in considerazione della ritenuta necessità di proseguire nell’esecuzione dei lavori. 

La sentenza TAR Lombardia, Milano, sez. III, 28.02.2018 n. 581, è disponibile sul sito della Giustizia Amministrativa a questo indirizzo.

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